Codice Rosso: tutela della vittima a 360 gradi

Codice Rosso: tutela della vittima a 360 gradi

Il Legislatore nazionale è intervenuto ripetutamente negli ultimi anni al fine di assicurare una maggiore tutela alle vittime dei reati di violenza domestica e di violenza di genere in ossequio alla normativa internazionale[1]. Il 9 agosto 2019 è entrata in vigore la Legge n. 69 recante “Misure al Codice penale, al Codice di procedura penale, e alle altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, comunemente denominato “Codice rosso”, la cui ratio consiste nella creazione di un sotto-sistema in materia penale riservato alle particolari categorie di reato.

Le previsioni del Codice Rosso

Il Codice rosso, sostanzialmente, prevede: l’introduzione di nuove fattispecie delittuose[2]; l’aggravamento delle pene relative ai reati connessi in ambito familiare o in occasione dell’interruzione delle relazioni familiari; l’accelerazione delle indagini nei procedimenti per reati di stalking, violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni; l’obbligo per il Pubblico Ministero o un suo delegato di ascoltare la persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato nel registro della procura; il diritto della persona offesa e del suo difensore di essere tenuti al corrente dell’esito e degli sviluppi del procedimento. Analizzando congiuntamente le differenti disposizioni emerge l’obiettivo prìncipe delle modifiche apportate, consistente nel rafforzamento della tutela delle vittime della violenza di genere e della violenza domestica.

La persona offesa: una tutela articolata

La protezione delle vittime dei reati menzionati si articola tenendo in considerazione la particolare circostanza in cui verte la persona offesa: oltre alle informazioni inerenti alle strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case-famiglia, ai centri antiviolenza e alle case rifugio, sin dal primo contatto con l’Autorità̀ procedente vengono fornite alla persona offesa informazioni sui servizi di assistenza alle vittime di reato. È inoltre prevista l’introduzione di alcuni programmi aventi ad oggetto il trattamento e il supporto psicologico a favore delle vittime.

L’assetto normativo introdotto con il Codice Rosso ha aggiunto tasselli fondamentali anche dal punto di vista della tutela della vittima di violenza domestica e di genere contro il rischio della c.d. vittimizzazione secondaria, consistente nella sottoposizione della persona offesa non soltanto alla conseguenze dannose dirette connesse alla commissione del reato, bensì anche alle conseguenze indirettamente collegate allo stesso e derivanti dai rapporti che la vittima stringe con le istituzioni e, in particolare, con l’apparato giudiziario. A tal fine si procede, a titolo esemplificativo, evitando la plurima narrazione del fatto denunciato, velocizzando le indagini preliminari e contenendo la durata del procedimento penale in tempi ragionevoli.

Si sottolinea un’ulteriore innovazione utile al coordinamento tra procedimento civile e penale: nel corso dei giudizi di separazione, divorzio, affidamento dei minori e esercizio della responsabilità genitoriale, il Magistrato titolare del giudizio civile deve essere informato dal Giudice o dal Pubblico Ministero incaricati del procedimento penale dell’esistenza di misure cautelari poste a tutela e a danno dei soggetti che figurano quali parti in sede di giudizio civile, dell’eventuale avviso di conclusione delle indagini preliminari, dell’eventuale provvedimento di archiviazione e dell’emissione della sentenza.

Al fine di proteggere della vittima, la L. 69/2019 ha introdotto la possibilità di controllare il soggetto sottoposto alle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa attraverso mezzi elettronici o altri strumenti tecnici di cui all’art. 275 bis c.p.p.

Nell’ipotesi di reato di violenza sessuale, è stato prolungato il termine concesso alla persona offesa per sporgere querela: il termine di sei mesi è stato esteso ad un anno. 

Infine, si rammenta la possibilità di cui gode la vittima dei reati oggetto della presente breve trattazione: l’articolo 76 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 prevede che la persona offesa possa essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal medesimo decreto, come costantemente confermato dalla giurisprudenza[3].

Si rammenta che le indagini in materia di violenza di genere sono tra le più complesse e, per una corretta acquisizione degli elementi di prova, è richiesta una formazione specifica in ambito giuridico e culturale da parte di ogni operatore; a tal fine numerose procure hanno adottato delle linee guida concernenti l’interpretazione da privilegiare della L. 69/2019 cui risultano allegate le indicazioni di intervento destinate agli operatori che intervengono nei casi di violenza di genere, lo schema di domande da porre alla persona offesa e gli schemi di annotazione di servizio allo scopo di garantire l’applicazione della corretta procedura d’azione.

Senza alcun dubbio l’emanazione del Codice Rosso ha reso più efficiente il sistema di riferimento, introducendo disposizioni utili a tutelare (rectius: proteggere) le vittime di violenza domestica e di genere, garantendo un ausilio anche a livello economico e psicologico tale da consentire loro di denunciare il reo anche nelle situazioni della più totale soggezione.

NOTE

[1] Cass. Pen., Sez. III, 26 luglio 2019, n. 34091: “L'importanza della tutela delle persone offese, in particolare dei reati suscettibili di arrecare conseguenze gravissime sul piano psicologico come la violenza sessuale, è da tempo avvertita e le riflessioni condotte in base ad un attento esame della realtà e con il supporto delle acquisizioni scientifiche hanno indotto le organizzazioni internazionali e gli Stati a promuoverne ed implementarne i livelli di generale protezione anche all'interno del processo penale con l'adozione di atti normativi vincolanti per i paesi membri e con la stipula di apposite convenzioni internazionali”.

[2] L’art. 387 bis c.p.; l’art. 558 bis c.p.; l’art. 583 quinquies c.p.; l’art. 612 ter c.p.; l’art. 572 bis, ultimo comma c.p.

[3] Cass. Pen., Sez. IV, 15 aprile 2020, n. 12191; Cass. Pen., Sez. IV, 20 marzo 2017, n. 13497.

Dott.ssa Carla CONFORTI